Un uomo bianco all’ Hammersmith Palais

 

Oggi sarebbe stato il sessanticinquesimo compleanno di Joe Strummer e io non ho niente da scrivere. Ci pensi? proprio io che ho letto biografie, aneddoti, visto film, documentari ascoltato e riascoltato per anni tutte le sue canzoni dagli 101’ers ai Mescaleros.

Oggi è un giorno come un altro alla fine, un giorno in più senza Joe su questa terra.

Midnight to six man
For the first time from Jamaica
Dillinger and Leroy Smart
Delroy Wilson, your cool operator

Ken Boothe for UK pop reggae
With backing bands sound systems
And if they’ve got anything to say
There’s many black ears here to listen

But it was Four Tops all night with encores from stage right
Charging from the bass knives to the treble
But onstage they ain’t got no roots rock rebel
Onstage they ain’t got no roots rock rebel

Dress back jump back, this is a bluebeat attack
‘Cause it won’t get you anywhere
Fooling with the guns
The British Army is waiting out there
An’ it weighs fifteen hundred tons

White youth, black youth
Better find another solution
Why not phone up Robin Hood
And ask him for some wealth distribution

Punk rockers in the UK
They won’t notice anyway
They’re all too busy fighting
For a good place under the lighting

The new groups are not concerned
With what there is to be learned
They got Burton suits, ha, you think it’s funny
Turning rebellion into money

All over people changing their votes
Along with their overcoats
If Adolf Hitler flew in today
They’d send a limousine anyway

I’m the all night drug-prowling wolf
Who looks so sick in the sun
I’m the white man in the Palais
Just lookin’ for fun

I’m only
Looking for fun

I’m only
Looking for fun

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Atmosphere

your confusion my illusion

 

Walk in silence
Don’t walk away, in silence
See the danger
Always danger

Endless talking
Life rebuilding
Don’t walk away

Walk in silence
Don’t turn away, in silence
Your confusion
My illusion

Worn like a mask of self-hate
Confronts and then dies
Don’t walk away

People like you find it easy
Naked to see
Walking on air
Hunting by the rivers, through the streets, every corner

Abandoned too soon
Set down with due care
Don’t walk away in silence
Don’t walk away

Vite interrotte

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perchè fa ancora male…

Anna rivolge un ultimo sguardo all’enorme tabellone nero che illustra i treni in partenza e in arrivo. Le piace guardare le lettere bianche che scorrono modificando le destinazioni e il numero dei binari.

Prova a concentrarsi sugli annunci pronunciati dalla voce all’altoparlante ma fatica a capire le frasi che rimbombano nell’affollato ingresso della stazione. Sa già che il treno con cui arriverà Marco è in ritardo, l’ha chiesto poco istanti prima al bigliettaio mentre le consegnava i due biglietti per Rimini. L’uomo non è stato molto preciso innervosito probabilmente dalla lunga fila alle sue spalle.

Un rapido sguardo all’orologio: le 10,00 e l’altoparlante ha appena annunciato un ritardo di quaranta minuti. Con il dito appoggiato sul vetro della bacheca, cerca sul tabellone giallo gli orari di partenza per Rimini, forse riusciranno a prendere il treno delle 11,10 al binario cinque. Si guarda intorno un po’ smarrita, quaranta minuti di attesa prima che arrivi Marco, sperando che il suo treno non accumuli altro ritardo, cosa molto probabile. Il caldo e l’umidità che provengono dall’esterno le fanno scartare l’idea di ingannare il tempo tra i banchetti della vicina Piazzola.

Lancia una rapida occhiata nel vetro della porta della sala d’aspetto mentre vi entra. E’ soddisfatta dei suoi capelli neri, con quel taglio un po’ bizzarro da folletto e il ciuffo decolorato che ricorda “Crudelia Demon”.  Attraversa la sala incrociando gli sguardi di disapprovazione di alcune persone. Vorrebbe far loro notare che siamo nel 1980 ed è ora che si diano una “svegliata”. Scrolla le spalle, in fondo: “Chissenefrega”, è abituata ormai alle critiche da parte dei professori e dei parenti rivolte al suo abbigliamento. La mamma spesso difendendola risponde loro che “è la moda, l’importante è che faccia il suo dovere a scuola e che non si droghi”.

Anna trova una sedia libera e si siede, leggermente infastidita dalle urla stridule dei bambini che si rincorrono tra i bagagli abbandonati a terra e dal vociare ininterrotto degli adulti.  Il tempo sembra non passare mai, avrebbe voglia di chiacchierare con qualcuno. Riconosce una ragazza seduta all’angolo opposto al suo, frequenta la sua scuola, Quarta C. Potrebbe andare da lei con la scusa di chiederle una sigaretta e fare due chiacchiere ma non trovandosi molto simpatiche continuano a ignorarsi reciprocamente.

Pensa a Marco, Anna e Marco …. Suona bene, talmente bene che anche Dalla ci ha scritto una canzone, certamente non è il genere musicale che amano, ma da quando stanno insieme ogni volta che passa in radio, lei non cambia più stazione. Le piace la musicalità dei loro nomi affiancati e ripete mentalmente la strofa finale, sorridendo al pensiero che fra poco meno di un’ora saliranno su un treno diretto al mare per trascorrere insieme il week end.

Anna apre la sua sacca di nylon nera, dentro un costume di ricambio, il sacco a pelo, il registratore portatile con alcune cassette e l’inseparabile agenda. Le sue poesie demenziali, i suoi disegni e pensieri sono rinchiusi tra quelle pagine. A Marco piace sfogliarla, ciò che scrive lo diverte, dice che ricordano i testi degli Skiantos. Secondo lui Anna ha talento e dovrebbe coltivarlo, è stato l’unico finora che ha riconosciuto in lei una particolare attitudine. Sicuramente non i suoi genitori i quali non si aspettano da lei grandi cose: una media decente a scuola e una probabile laurea in lingue o in lettere perché l’insegnamento, dice la mamma, “è il lavoro più adatto a una donna con famiglia”, dando ovviamente per scontato che quella è la vita che desidera. Il futuro ora le pare così distante, ancora un anno di Liceo poi chissà…

Fra poco più di un mese Marco terminerà il servizio militare e potrà riprendere i suoi studi al DAMS ma nelle ultime lettere descriveva animatamente il suo desiderio di andarsene.  Anna passerebbe ore ad ascoltarlo mentre Marco racconta i suoi sogni e progetti. Un futuro declinato al plurale che comprende anche lei. Questa è la ragione per cui lo ama tanto.

Una rapida occhiata all’orologio, questo tempo “bastardo” pare non passare, minuti interminabili la separano dal mare, dal suo week end finalmente libero, ma soprattutto da Marco. L’agenda fidata aperta sulle gambe e la mente che rincorre un’ispirazione che non arriva. Troppa confusione, troppo caldo e sono appena le 10,20. A pensarci bene il giro in Piazzola non sarebbe stato una cattiva idea, ma ormai le conviene aspettare pazientemente.

Osserva la pagina bianca davanti a sé, cerca nell’astuccio il pennarello rosso e traccia un cuore grande quanto il foglio. Troppo banale forse come soggetto ma esprime al massimo ciò che Anna prova in quel breve momento di attesa.

Solo pochi istanti e non rimarrà traccia di una sacca di nylon nera e del suo contenuto, un costume di ricambio e un sacco a pelo, tanti sogni e un futuro interrotto, di un’agenda aperta con un cuore rosso, appena tracciato sulla data:  2 agosto 1980.

(Nel rispetto di tutte le vittime reali e delle loro famiglie vorrei precisare che personaggi, nomi e situazioni sono completamente frutto di fantasia. Altrettanto non si può dire, purtroppo, degli avvenimenti)