The Last Gig

joe & mick

The Clash(80-168-5)bw300N

Ph.: web

Se lo aspettava, dal momento in cui gli dissero che lui era in sala, sentiva che quella sera qualcosa sarebbe successo. Così non si distrasse quando, durante il primo bis percepì alcuni movimenti poi sentì il suono della sua chitarra uscire dall’amplificatore. Continuò a cantare mentre lui suonava alla sua destra, e il pubblico di fronte non poté fare a meno di notare il sorriso soddisfatto e compiaciuto mentre lo invitava a &darci dentro& con quella chitarra . Lui lo seguiva, lo assecondava divertito e concentrato come succedeva un tempo, molti anni prima, quando quella strana avventura ebbe inizio, quando erano giovani, incazzati, illusi e disillusi. La musica l’unico mezzo a loro disposizione per urlare, accusare e condannare, gli strumenti imbracciati come armi per affrontare una guerra che li aveva visti vincitori e sconfitti. Ed ora eccoli di nuovo là insieme su un palco, dopo oltre vent’anni a intonare ancora una volta le loro canzoni come grida di guerra a dimostrazione che ancora ci credevano, nonostante tutto. Sentirsi eccitati come la prima volta perché all’adrenalina che ti scorre nelle vene non ci si fa l’abitudine. Aveva gridato il suo nome, alla fine, a tutte quelle persone che cantavano e saltavano insieme a loro, poi, ancora una volta, le luci si spensero.

Dopo settimane pensava ancora che sarebbe stato possibile rimettersi insieme, l’occasione era la più propizia. E non sarebbe stata una squallida operazione di marketing, come spesso accadeva, no, ora sarebbero stati semplicemente se stessi, distanti da qualsiasi logica contrattuale ma liberi di esprimersi al meglio senza alcuna costrizione o interferenza. Lui era d’accordo, l’aveva capito quella sera, sul palco, entrambi volevano rivivere quelle emozioni quasi primitive ma necessarie alle loro esistenze, con la consapevolezza che ne valeva la pena e la presunzione che il pubblico, il loro pubblico, se lo aspettava.

Si trattava ora di convincere anche gli altri, come sempre ognuno la pensava in modo diverso, sapeva che non erano tutti d’accordo, ma era anche fermamente convinto che se era destino sarebbe successo e lui avrebbe fatto di tutto perché ciò  avvenisse. Un brivido di freddo gli attaversò improvvisamente la schiena, decise di rientrare. I cani si rincorrevano a pochi metri da lui, li chiamò con un fischio e si avviò verso casa. Si ritrovò, quasi divertito, a ripensare a tutto ciò che gli era capitato in quella parte della sua vita. Così tipico e scontato a quel punto dell’ esistenza riflettere e stilare una sorta di bilancio su quanto di interessante e unico gli era capitato, le persone incontrate, esistenze e destini incrociati per attimi o anni. Un bilancio che registrava successo, popolarità, sogni realizzati, ambizioni concretizzate contrapposti a frustrazioni, delusioni, scelte sbagliate ed errori annunciati. La difficoltà di essere se stesso, indipendente da chi ti esalta o ti annienta. Pochi giorni  e sarebbe iniziato un nuovo anno  con nuovi progetti da portare a termine tra i quali il desiderio di ricomporre il gruppo, anche solo per una notte. Ancora una volta ne valeva la pena, di questo era convinto, ancora una volta avrebbe fatto di tutto per realizzare i suoi progetti. Varcando  la soglia di casa pensò che ce n’era abbastanza per scrivere una canzone, non ora però, ora si sentiva molto stanco, forse più tardi, chissà. Si sedette e chiuse  gli occhi, lentamente.

Happy birthday Joe!

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